venerdì 23 novembre 2018

Ma quando è troppo, è troppo!


Quando pensi di avere una sana alimentazione e ti ritrovi in Pronto Soccorso,  mentre sei pronto a partire per un viaggio, con un blocco intestinale ed esci dall’ospedale senza 40 cm di intestino, ti chiedi cosa c’è che non ha funzionato. A maggior ragione quando scopri che la ragione del grave rischio corso è una alimentazione troppo ricca di fibre.
Ma che tpo di strana alimentazione hai? Mangi solo verdure e cereali? Mi dice il chirurgo dopo intervento, confermandomi che il blocco era dovuto ad eccessivo accumulo di fibre. 
Di solito l'accumulo di fibra alimentare è la conseguenza dell’utilizzo eccessivo  di integratori e prodotti concentrati (non era proprio il mio caso).
Una cosa che non sempre si valuta adeguatamente e che mi sembra utile condividere, è il rischio che comporta l’introduzione di molte fibre senza contemporaneamente bere una quantità adeguata di acqua.
Il tratto digestivo richiede molti liquidi per trasportare il contenuto lungo tutto il percorso e, se non sono sufficienti, l’intestino non sarà in grado di lavorare in maniera adeguata, con il risultato di generare stipsi o anche arrivare al blocco. Intestinale, che rappresenta l’effetto collaterale peggiore che potrebbe capitare come conseguenza del consumo eccessivo di  fibre (ho scoperto che questo tipo di blocco si chiama fitoazoar).
Avviene solo nel caso di un eccessivo consumo di fibre accompagnato da troppo poca acqua o liquidi, e in concomitanza di alcuni altri fattori quali la presenza di aderenze o briglie cicatriziali, anse intestinali dilatate, diverticoli, ecc.


Non ho nessuna competenza per trattare questi temi da un punto di vista scientifico, ma mi sembra utile portare la mia esperienza per invitare quanti si sono avvicinati ad uno stile di vita che insieme all’attività fisica, privilegia una alimentazione basata su cereali integrali, legumi, semi oleaginosi, verdura e frutta, pesce e carni bianche, a non pensare che una volta fatta questa scelta scelta salutare il gioco è fatto, e la salute è garantita.
C’è una terza abilità che serve coltivare, la consapevolezza di sé, del proprio corpo e delle proprie emozioni, della propria unicità, non rinunciare a pensare con la propria testa per  assumerci ogni giorno la responsabilità delle nostre scelte, che deve tener conto di come ognuno di noi è diverso  e unico.  
Scrive Giulia Enders (L’intestino felice, Sonzogno) che l’intestino, questo  lungo tubo all’interno del quale il cibo viene demolito e assimilato, è l’organo meno conosciuto del nostro corpo. 
In realtà è la sede della parte più importante del sistema immunitario. Un organo che produce molti ormoni. Un secondo cervello, che riceve e manda informazioni a quello collocato nella scatola cranica, influenzandone il funzionamento. E’ la dimora della maggior parte dei batteri che convivono con il nostro organismo. 
Ognuna di queste definizioni dell’intestino contiene una parte di verità. Ma solo riunendole iniziamo a intravedere la complessità di quest’organo e il suo ruolo centrale nel mantenimento del benessere e della salute. 
Silvio 



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