venerdì 20 novembre 2015

Lo zucchero... che serve

Per dovere di completezza nelle informazioni che postiamo, ho pensato di concludere la settimana parlando ancora di zuccheri, traendo spunto da quanto pubblicato su  www.quotidianosanità.it Lombardia.
La letteratura scientifica riguardo all’assunzione di zuccheri con l’alimentazione è piuttosto discordante.


L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha recentemente aggiornato le linee guida, raccomandando di limitare il consumo di zuccheri al di sotto del 10% delle calorie totali giornaliere, suggerendo che un’ulteriore riduzione al 5% potrebbe comportare ulteriori benefici per la salute.
La comunità scientifica ha espresso alcune perplessità in relazione a questa decisione.
La NFI - Nutrition Foundation of Italy ha organizzato in questi giorni un confronto sull’argomento, coinvolgendo i principali ricercatori e clinici italiani che si occupano di dietologia, nutrizione, auxologia, psicologia clinica.
Secondo questi esperti, le linee guida dell’OMS focalizzano l’attenzione sul consumo di zuccheri, rischiando di far perdere di vista lo stile di vita nel suo complesso, ma allo stesso tempo, confermano che il consumo moderato di zuccheri è perfettamente compatibile con un’alimentazione corretta e bilanciata.

I livelli medi di consumo degli zuccheri da parte della popolazione italiana non sembrano motivo di allarme, mantenendosi entro i limiti indicati dalle linee guida più recenti, considerando inoltre, che nel nostro Paese un contributo importante alla quota giornaliera di zuccheri viene dalla frutta.

“Nel caso in cui ci sia la necessità di ridurre con determinazione l’apporto calorico, sostituire lo zucchero con un dolcificante a basso potere calorico può essere un’efficace strategia, senza nessun problema a livello di sicurezza per la salute. Negli anni sono state raccolte solide evidenze epidemiologiche che consentono di escludere un’associazione tra dolcificanti non calorici e il rischio di diverse neoplasie comuni”. (Carlo La Vecchia, Epidemiologo del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità Università degli Studi di Milano)

“Usare edulcoranti a basso contenuto calorico non significa che possiamo mangiare di più, ma può aiutare a ridurre il quantitativo di calorie introdotte, quando c’è bisogno di una riduzione dell’apporto calorico”.  
Una delle novità più interessanti in quest’ambito negli ultimi anni è rappresentata dalla stevia, che con un potere calorico minimo, dolcifica naturalmente da 200 a 300 volte più dello zucchero. Inoltre, sembrerebbe avere effetti positivi sul senso di sazietà, sui livelli glicemici e insulinemici post-prandiali e essere anche in grado di influenzare positivamente l’insulinosensibilità”. (Ilenia Grandone, Medico specialista in Scienza dell'Alimentazione presso il Dipartimento di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione clinica dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni)

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