giovedì 20 luglio 2017

Ogni pesce ha la sua stagione

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In estate il consumo di pesce aumenta in moltissime famiglie italiane, tra tutti i pesci , molto probabilmente, il più consumato è il tonno in scatola che per la sua praticità si presta ad essere inserito nelle insalate o impiegato quale ingrediente di numerose ricette con le verdure. Ma anche il pesce fresco comprato in pescheria aumenta il suo consumo (escludendo ovviamente il periodo natalizio). Ma quali pesci scegliere in questo periodo? Ho pensato di approfondire l’argomento nel post di oggi, in modo da essere più preparati quando facciamo la spesa.




C’è una credenza marinara popolare che dice: “le cozze, vanno mangiate in estate nei mesi senza “r”: maggio, giugno, luglio e agosto”. La tradizione popolare anche questa volta non sbaglia nei mesi autunnali e invernali, i molluschi si riproducono e sono pertanto meno saporiti. Quindi andiamo pure di cozze da maggio ad agosto, ma scegliamole con attenzione, che provengano da allevamenti controllati e certificati, cosa che possiamo verificare direttamente sulla reticella che le contiene.
Le cozze sono una sorta di filtro naturale per le acque di mare, e oltre agli elementi nutritivi trattengono anche una grande quantità di batteri, che muoiono durante la cottura.
Luglio e agosto continuano ad essere i mesi giusti anche del cefalo, del dentice, del nasello, del branzino e dell’orata.
Cefalo, dentice e nasello sono pesci pescati in mare e nelle nostre pescherie troviamo in genere pesci provenienti dal mediterraneo o dall’oceano atlantico, ma il branzino e l’orata che troviamo nelle nostre pescherie è quasi sempre d’allevamento. A questo punto, relativamente al pesce d’allevamento non mi dilungo, ma vi invito a rileggere il vecchio post in merito.
In ogni caso, quando vi capita un’orata od un branzino pescati nel mediterraneo, non lasciateveli scappare!




La stagione del pesce azzurro inizia a marzo e finisce a settembre: luglio è il periodo ottimale per la pesca di acciughe, sarde e sgombri, che in questo mese raggiungono l’apice della maturità e della bontà. Sono pesci che tendenzialmente non vengono allevati, ad eccezione delle alici, quindi attenzione sempre alla tracciabilità.
A luglio, però, il re dei mari è il pesce spada, pescato da maggio a ottobre in tutto il Mediterraneo. Si tratta di un pesce solitario, che compie grandi migrazioni e che durante il periodo riproduttivo, tra giugno e agosto, si avvicina alla costa. È questo, dunque, il periodo di più intensa pesca, soprattutto nei mari della Sicilia, della Calabria e in particolare nello Stretto di Messina, zone che costituiscono anche le principali aree di riproduzione.
Il consumo di grandi pesci - Palombi, smerigli, spada, tonni e verdesche - è bene che sia moderato (non più di una volta alla settimana), in quanto il mercurio tende ad accumularsi nei pesci predatori, quelli che si nutrono di altri pesci, “ereditandone” via via la quota che le loro prede avevano a loro volta immagazzinato.
Il consumo di tonno in scatola è considerato più sicuro, perché i pesci utilizzati sono generalmente di più piccole dimensioni e quindi più giovani: il loro contenuto di mercurio è limitato.

lunedì 10 luglio 2017

Tutti pazzi per il gelato

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Dobbiamo a Italo Marchioni, originario del Cadore l’idea del cono di gelato - contenitore per il gelato di forma conica aperto alla base, spesso fatto di una pasta commestibile (wafer) o biscotto o altre cialde, da impugnare con la parte aperta in alto -.  Venne brevettato a Washington nel 1903.
Al di là di questa curiosità, che dedico a Rebecca, vorrei spendere qualche parola riguardo alle proprietà nutrizionali del gelato e alle ricerche scientifiche relative ai vari gusti, condotte dalla Fondazione Umberto Veronesi.

Oltre ad essere nutriente mediamente 150 kcal su 100 grammi per il gelato alla frutta e circa il doppio per quelli alla crema, il gelato ha anche un basso indice glicemico (post 15 aprile 2016) Questo vuol dire che consente di evitare i picchi dell’insulina e saziandoci più a lungo. 
Per ciò che riguarda le calorie, siamo su circa 150 kcal su 100 grammi per quelli alla frutta e su 300 kcal per 100 grammi per i gusti alla crema.
Il gelato è ricco di calcio e vitamina B.
 
Vediamo ora i gusti più salutari
 
Gusto Nocciola ricco di vitamina E che protegge la pelle dagli effetti dannosi dei raggi ultravioletti, dall'invecchiamento prematuro e dall'eventualità che possano insorgere dei tumori, in particolare quello alla vescica. L'effetto antitumorale delle nocciole è rafforzato anche dalla presenza di manganese che fa parte degli enzimi antiossidanti prodotti dai mitocondri delle cellule, un meccanismo utile per metterle al riparo dal cancro.
Questo frutto secco contiene inoltre fitosteroli, sostanze utili per la prevenzione delle malattie cardiocircolatorie e grassi buoni, in grado di abbassare i livelli del colesterolo LDL. Acido oleico, utile per innalzare i livelli di colesterolo "buono" HDL. Buon contenuto di  magnesio, un minerale che regola i livelli di calcio nei muscoli (facendo in modo che funzionino a dovere e si contraggano senza problemi), che garantisce anche il benessere delle ossa, delle articolazioni e del cuore.
 
Gusto Mora con la vitamina C ed E ha sostanze antiossidanti e salicilati, composti antinfiammatori che sono la base dell’aspirina; contiene antiossidanti e resveratrolo che riducono lo stress ossidativo delle cellule; e ancora, acido folico, potassio, magnesio, ferro e luteina che protegge gli occhi e la pelle dai raggi UV. Disintossicano il fegato e stimolano il sistema immunitario.
 
Gusto Fragola e Lampone contiene fibra e sali minerali oltre a vitamina C, Vitamina B1, B2, B3 e B9, vitamina A, ferro, magnesio, potassio, zinco; è fonte di acido ellagico depurativo per l’organismo e consigliato per i diabetici.
 
Gusto Pistacchio contiene acidi grassi benefici e proteine di origine vegetale, oltre che di sali minerali, tra i quali possiamo trovare calcio, ferro e magnesio e vitamine. Un gelato gusto pistacchio è considerato un’ottima merenda dal punto di vista nutrizionale ed energetico. Rappresenta una fonte importante di antiossidanti e di polifenoli che vengono rilasciati da parte dell'alimento nel corso della digestione. Il gusto pistacchio contribuisce ad innalzare i livelli di colesterolo HDL (quello buono) nel sangue, oltre a fornire fibre vegetali, acidi oleici e grassi monoinsaturi necessari al corretto funzionamento dell'organismo.
 
Gusto Mirtillo ha l’effetto antiossidante più potente di qualsiasi altro gusto di gelato grazie alle antocianine che danno il colore blu, nonché antinfiammatori soprattutto se ad essere infiammato è l’intestino. Viene infatti spesso consigliato in caso di diarree o ulcere proprio per la sua capacità di agire anche sull’attività enzimatica dell’intestino sgonfiando, sfiammando e contribuendo alla sua regolare motilità. Inoltre protegge vasi capillari e vista. 
 
Gusto Cioccolato fondente ha sostanze fra le quali la vitamina B3, minerali come il magnesio e molecole che aiutano a tenerci scattanti e di buon umore. Il cacao rappresenta una delle più generose fonti alimentari di flavonoidi rinomati antiossidanti presenti negli alimenti di origine o derivazione vegetale. La quantità di flavonoidi contenuti nel cioccolato fondente si avvicina a quella dei frutti di bosco.
Secondo alcuni studi condotti negli Usa mangiare cioccolato fondente all’85% aiuta a migliorare la circolazione del sangue. Si tratta di una conferma dei benefici dei polifenoli. 
Il magnesio contenuto nel cioccolato fondente aiuta anche il nostro organismo a regolare l’orologio biologico influendo in modo benefico sui ritmi del sonno.

martedì 6 giugno 2017

Fave e piselli: buoni, sani e poco costosi

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Ogni anno, questa stagione ci offre due preziosissimi alleati della salute, le fave ed i piselli. Seppur presenti tutto l’anno secchi, in primavera è bene prediligere il prodotto fresco e sceglierlo bene osservando i baccelli che non presentino ammaccature e che non abbiano le estremità raggrinzite o secche per essere sicuri di avere un prodotto fresco (attenzione gran parte del prodotto in vendita proviene dalla Cina).
Prima di entrare nello specifico delle caratteristiche di ciascuno dei due legumi è doverosa una premessa che riguarda entrambi: abbinati ai cereali, sia le fave che i piselli sono un ottimo sostituto delle proteine ad elevato valore biologico tipiche del regno animale (carne, pesce, uova).


Fave ricche di fibra e di ferro
Le fave garantiscono un ottimo apporto di ferro e altri minerali e una notevole quantità di vitamine; quasi irrilevante la presenza di grassi, questa caratteristica fa di questo legume un alimento ipocalorico, circa 70 calorie per cento grammi (fave fresche), oltre che sano.
L’acqua e le fibre aiutano sia la diuresi sia la motilità intestinale, in una classifica dei 10 prodotti con il maggior contenuto di fibre, al numero uno si posiziona l’orzo perlato con 9,2 per 100 grammi di prodotto, le fave con 7,3 e i piselli con 6,4.
Tra i minerali presenti spicca il Ferro, che come abbiamo scritto in molti post, necessita di vitamina C per essere assorbito, ebbene le fave sono ricche anche di Vitamina C… quindi le possiamo considerare un vero e proprio integratore naturale, ricordiamoci però che la cottura danneggia gran parte delle vitamine quindi il suggerimento potrebbe essere di mangiare le fave, sbucciate e crude, oppure abbinare alle fave cotte un alimento ricco di vitamina C.
Le fave presentano anche una controindicazione gravissima, legata a una malattia che non a caso viene detta comunemente Favismo,  si tratta di una patologia correlata al deficit di un enzima, il G6PD (glucosio 6 fosato deidrogenasi): le persone che presentano questa caratteristica possono andare incontro a varie conseguenze anche gravi, come l’anemia emolitica.
Le fave sono sempre più richieste da quando si è diffusa una notizia apparentemente miracolosa: le fave sono una fonte di levodopa, farmaco d'elezione nella lotta contro il Morbo di Parkinson.
Effettivamente, è stato dimostrato che l'intera pianta di fave contiene levodopa: ciò che si deve tenere in considerazione, è che la quantità di sostanza varia moltissimo da specie a specie, oltre che dai fattori ambientali. Non ci sono studi attendibili sull'effetto della levodopa contenuta nelle fave nel trattamento del Parkinson. Tuttavia, sta di fatto che alcuni pazienti malati di questa patologia hanno ottenuto buoni risultati in seguito al consumo frequente e regolare di fave. Alcuni autori sono fiduciosi e speranzosi: essi ritengono, infatti, che i semi non contengano solamente levodopa, ma anche altre sostanze in grado di potenziarne l'effetto.
La Scienza non riesce ancora a dimostrare qual è il motivo per cui solo alcuni pazienti rispondano in modo positivo ad un’alimentazione ricca di fave; per altri, infatti, l'effetto è vano.

Piselli, i legumi più digeribili
Sono con le lenticchie i legumi più antichi. La loro comparsa in Asia medio-orientale si perde nella notte dei tempi, risalendo forse all’ultimo periodo dell’età della pietra. Semi di piselli risalenti al 5.550 a.C. sono stati ritrovati in Turchia negli scavi di Halicat, ne sono stati ritrovati altresì nelle tombe dei Faraoni d’Egitto e nelle omeriche rovine di Troia.
Conosciamoli meglio dal punto di vista nutrizionale: modesto  apporto calorico: 80 kcal/100g del prodotto fresco, che nel secco diventano 282kcal; privi di colesterolo; privi di glutine; più dolci rispetto agli altri legumi perché contengono una maggior quantità di zuccheri semplici; minore concentrazione di amido rispetto ad altri legumi, e quindi più digeribili; buon apporto di fibre solubili, senz’altro utili per i problemi di transito intestinale e di stitichezza, e con la loro permanenza nello stomaco, tendono a stabilizzare la glicemia; secondo alcuni studi si ritiene possano contribuire a ridurre il livello del colesterolo nel sangue;  ricchi di tutte le Vitamine del gruppo B, eccetto della B12; sono ricchi della Vitamina E, della Vitamina PP, la niacina (l’acido nicotinico), nonché della Vitamina C che rinvigorisce le difese naturali; dell’organismo; contengono, anche se in modesta quantità, fitoestrogeni, in genere usati per attutire i sintomi della menopausa;  ricchissimi di ferro, di fosforo, che alimenta le cellule nervose e fissa il calcio, di potassio; Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione - INRAN:
I piselli sono una fonte di purine, è consigliabile una certa moderazione nell’uso a quanti hanno problemi di iperuricemia o di gotta.

venerdì 12 maggio 2017

Fragole, un regalo di primavera

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Come si fa a non amare le fragole?
Maggio è il mese giusto per fare il pieno di questo frutto noto già ai tempi dei romani con il nome di Fragaria, consumata soprattutto dai ceti benestanti.
La fragola cresce spontaneamente nei boschi ma può essere coltivata. Cresce bene sia in vaso che per terra e preferisce i climi temperati.
Questo frutto, quando non è coltivato in un ambiente chiuso o concimato con prodotti chimici, è un concentrato di proprietà curative: è diuretico, astringente depurativo e tonico.
Cinque fragole contengono il quantitativo di Vitamina C pari a quello di un’arancia, vitmina C che, come sappiamo bene, è indispensabile nell’assorbimento del ferro.
Nello specifico sono ricche di fibre, contengono pochi carboidrati, e assicurano un elevato apporto di Vitamina A, C, Calcio, Ferro, Potassio, Sodio, Magnesio.



Qualche consiglio quando acquistiamo le fragole
devono essere sode, di un rosso uniforme. Nel caso presenti parti bianche o verde chiaro, significa che la fragola è ancora acerba. Se l’acquistiamo in vaschetta è bene controllare che non ci siano esemplari ammaccati o ammuffiti.
Fare attenzione al picciolo, che deve essere ancora attaccato al frutto. Inoltre se il colore della fragola è rosso scuro vuol dire che è piuttosto matura e quindi va consumata in brevissimo tempo.
Come conservarle
Le fragole sono facilmente deperibili, quindi vanno tenute in frigorifero, nello scomparto meno freddo, per 2-3 giorni al massimo, poste su vassoi di cartone o lasciate nel cestino in cui sono state acquistare, in modo che circoli l’aria. Evitare di lavarle o di eliminarne il picciolo se non si è intenzionati a consumarle subito.
Come trattarle
Dopo aver lavato velocemente le fragole, togliere la rosetta di foglie, senza strapparla, ma con un movimento di torsione; evitare di tenerle a bagno; se si vuole pulirle più accuratamente, aggiungere all’acqua del limone.
Ricordiamoci di condirle solo all’ultimo minuto altrimenti cuociono e diventano molli.

Dovremmo imparare a mangiare più frutta e verdura, un consiglio che continua ad essere al centro delle linee guida alimentari internazionali,  ma come la mettiamo con i residui di pesticidi presenti sulle fragole?
Le fragole, purtroppo, risultano essere tra i frutti con il più elevato residuo di pesticidi (come pure le mele e l’uva). Nel caso delle fragole perché crescono rasoterra, quindi più esposte all’attacco di parassiti o animali come lumache e insetti. 
Il rischio di residui di pesticidi può variare da un Paese di coltivazione all'altro, come possiamo rileggere nell’articolo sull’allevamento del pesce, vi sono Paesi anche in Europa che utilizzano ancora prodotti veramente pericolosi.
Secondo le organizzazioni dei consumatori oltre che gli istituti di ricerca i prodotti alimentari bio, generalmente, rientrano nelle categorie a basso rischio per quanto riguarda i residui di pesticidi.
L'Efsa (autorità europea per la sicurezza alimentare) di recente ha reso noto che quasi tutti i cibi che mangiamo contengono residui di pesticidi, ma a livelli inferiori rispetto alla norma e che con il passare degli anni, la quantità di residui tende a diminuire. I pesticidi nei nostri piatti dunque non supererebbero i limiti di legge. Possiamo stare tranquilli o sarebbe meglio scegliere fragole bio?
Meditate gente, meditate… 

giovedì 20 aprile 2017

Salmoni all’ingrasso, non solo Omega 3…purtroppo!

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Qualche settimana fa nel programma “Indovina chi viene a cena?” trasmesso da Rai 3 alle 20,30, hanno parlato dell’allevamento del pesce, in particolar modo dell’allevamento dei salmoni nei mari del nord Europa, il servizio è stato piuttosto inquietante e mi ha offerto uno spunto di approfondimento.

Come ben sappiamo ormai tutti, il salmone rappresenta un’importantissimafonte di Omega 3, ma proviamo ad andare a fondo alle caratteristiche di questo pesce eccezionale che si pesca selvaggio o più comunemente viene allevato nei mari freddi.
Acquistando salmone fresco in pescheria l’unica indicazione che troviamo, obbligatoria, è la provenienza, ovvero il luogo di pesca e, se si tratta di pesca in mare o allevamento (normativa europea estremamente utile, entrata in vigore anche per la tracciabilità del latte e dei suoi derivati da mercoledì 19 aprile).
Ed è dall’etichetta che scopriamo che, generalmente, i salmoni che stiamo acquistando non hanno nulla a che fare con quei tenaci pesci che risalgono la corrente, bensì si tratta di salmoni allevati in mare, ma all’interno di reti in cui sono costipati, non si muovono, quindi ingrassano; si ammalano facilmente quindi vengono trattati preventivamente con antibiotico;  probabilmente alimentati con grasso di pesce pescato in mari inquinati da diossina e, per non farci mancare niente, spesso arricchiti di Etossichina. Insomma, un disastro!


La prima cosa che penso sia utile sottolineare è che gli allevamenti di pesce non sono tutti uguali, in Italia, ad esempio, abbiamo allevamenti di qualità molto alta (ad esempio gli allevamenti ittici di Orbetello) ed altri meno, ma di sicuro, in tutto il nostro Paese, siamo tutelati da una normativa restrittiva rispetto all’impiego di sostanze pericolose per la salute pubblica, ma non è così nel resto del mondo e neppure d’Europa.

Tra le tante sostanze impiegate nell’ allevamento del pesce fuori dall’Italia ci possiamo imbattere nella Etossichina, bandita dai nostri ministeri della Salute e dell'Ambiente ma consentita in altri Paesi (ad esempio Spagna, nord europa) per l’itticoltura e per la conservazione a lungo termine della frutta,  - argomento questo che merita un altro specifico approfondimento -.
Ma cos'è l'Etossichina? È un agrofarmaco che viene impiegato per evitare il cosiddetto "riscaldo superficiale" dei frutti durante la frigoconservazione e applicata ai cibi per animali per evitare l'irrancidimento dei grassi Nel marzo del 2011, la Commissione Europea ne revocò l'utilizzo ma negli Stati extra-UE e anche in alcuni Paesi europei (Spagna in primis) si continua a utilizzare questa molecola.
Di questa sostanza, stando a quanto documentato nel programma da Rai 3, si fa ampio uso negli allevamenti norvegesi di salmoni. 


Altro problema l’accumulo di diossina che riguarda soprattutto i pesci di pezzatura più grossa, come ad esempio il salmone, soprattutto se questo è allevato in vasche che ne restringono al massimo la possibilità di movimento.
I pastoni a base di grasso di pesce pescato in zone inquinate sono la causa principale dell'accumulo di Pcb nei pesci allevati; un salmone è in grado di accumulare concentrazioni di Pcb 20-30 volte superiori a quelle che si trovano nel mangime stesso e nell'ambiente circostante. Inoltre, i pesci d'allevamento vengono velocemente e intenzionalmente ingrassati ed è proprio nel grasso che le sostanze chimiche si accumulano maggiormente.
I Pcb sono in grado di alterare il meccanismo di funzionamento degli ormoni prodotti dalla tiroide, sembrano interferire con lo sviluppo del sistema nervoso e sono stati classificati dalla Iarch (International agency for research and cancer) come probabili cancerogeni per l'uomo; occorre quindi fare molta attenzione.....

Anche l'Efsa, l'Ente europeo per la sicurezza alimentare, si è posta seriamente il problema dei contaminanti contenuti nei pesci d'allevamento, come ad esempio i Pcb, i policlorobifenili, presenti in quantità che si raccomanda di diminuire o eliminare.

venerdì 24 marzo 2017

Meno sale e vivi più a lungo

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Siamo nella settimana di sensibilizzazione alla riduzione nell’utilizzo del sale in cucina, ho quindi pensato di dedicare il post di questa settimana a questo tema, ma non lo faccio citando studi o ricerche scientifiche, bensì intervistando la dottoressa Daniela Tovena, cardiologa e socia del nostro gruppo d’acquisto.

Daniela sappiamo tutti che con il consumo di sale non bisogna esagerare, ma negli ultimissimi studi più si parla di riduzione drastica nel consumo di sale da cucina.
Ci aiuteresti a capire qual’è l’impatto di una dieta ricca di sodio sul buon funzionamento dell’organismo a lungo andare?
“Il sale è un elemento essenziale per diverse funzioni fisiologiche e per mantenere l’equilibrio biochimico dell’organismo intorno a determinati parametri che ne consentono un normale funzionamento. Inoltre, è importante per la protezione del corpo dall’eccessiva perdita di liquidi. Secondo molte ricerche, vecchie e recenti, l’eccesso di sodio danneggia l’integrità dell’endotelio, il sottilissimo rivestimento cellulare interno dei vasi sanguigni. Le cellule  endoteliali regolano la coagulazione, l’adesione delle piastrine e possiedono anche una funzione immunitaria. Le pareti di arterie e arteriole diventano più spesse (arteriosclerosi e aterosclerosi) e ciò pregiudica a cascata il funzionamento degli organi  irrorati. Perciò il cuore viene danneggiato per la formazione di placche coronariche, cardiopatia  ischemica e infarto, ma anche con ipertrofia e scompenso cardiaco. Si deteriorano le grandi arterie con formazione di placche e restringimenti alle carotidi, arterie iliache e femorali, o anche con formazione di aneurismi. Danni cardiaci e placche carotidee facilitano ictus ed emorragie cerebrali. Troppo sale può rendere più sensibili le cellule del sistema nervoso simpatico che determina  vasocostrizione periferica: spasmi vascolari comportano per il cuore un maggior rischio aritmico e ischemico. Un eccesso di sale assunto con la dieta, danneggiando l’endotelio dei nefroni  - le unità funzionali dei reni che filtrano il sangue - compromette la funzione renale o aggrava malattie che portano ad insufficienza renale. E’ facilitata la calcolosi renale.  Anche i vasi della retina dell’occhio, danneggiati, portano a riduzione della vista. Sale, un suo eccessivo consumo favorisce la perdita di calcio con le urine facilitando losteoporosi.
Recentissimamente è stato segnalato che un  elevato apporto di sale favorisce la trasformazione neoplastica delle cellule dello stomaco e la comparsa di neoplasia gastrica. La combinazione di infezione da Helicobacter Pilori ed alti livelli di consumo di sale sembra essere particolarmente rischiosa. Altri studi hanno svelato possibili rapporti tra un elevato consumo di sale e obesità: infatti il cibo salato mette sete e ciò induce spesso a consumare bevande dolci, come capita frequentemente alla popolazione di giovanissimi dei paesi industrializzati”.
Chi corre più rischi?
“Chi già soffre di ipertensione, cardiopatia ischemica, ipertrofia cardiaca, scompenso cardiaco, arteriopatia o aneurismi di qualsiasi distretto corporeo, pregresso ictus e nefropatia o è in dialisi. Aggiungiamo anche chi ha il diabete o è obeso. Per costoro è richiesta una maggior diligenza verso un minor consumo di sale”. 
Quale quindi la quantità di sodio che possiamo assumere con la dieta?
“Per tutti gli adulti sani un consumo di sodio giornaliero inferiore a 5,8 g di sale (equivalente ad un cucchiaino pieno raso) è stato raccomandato da tutte le più importanti organizzazioni scientifiche e sanitarie tra cui l’OMS; e a chi ha una malattia renale o cardiaca si raccomanda di ridurre l’assunzione di sodio a 3,8 g di sale.
L’American Hearth Association indica il valore di 3,8 g di sale come un target importante per tutti”.
Sotto quali forme e in quale modo introduciamo il sale, quindi il sodio, nel nostro organismo?
Per praticità possiamo differenziare:
· SALE discrezionale cioè sale che viene aggiunto durante la preparazione dei cibi e a tavola. E’ un apporto quanto mai vario che va, a seconda delle Regioni e delle abitudini individuali, da un 15 % a oltre il 35% di quanto consumiamo in totale. In realtà è richiesto dall’assuefazione del nostro palato e potremmo farne a meno.
· SALE non discrezionale cioè sale che è stato aggiunto nella preparazione del pane (anche un 30% del consumo giornaliero) e dei prodotti trasformati: insaccati, prosciutti, pesce salato e pesce affumicato, formaggi conservati, cibi in scatola o precotti, salse, dadi etc. Mediamente, secondo l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), rappresenta nel nostro ambiente il 54% del consumo. In altri Paesi, o per singole persone, può raggiungere l’80% del consumo. Sta a noi trasformare il più possibile questa quota da non discrezionale a “discrezionale”, con un’accorta scelta dei cibi.
· Sale non discrezionale non modificabile come sodio già presente naturalmente in verdura e frutta (da un 2- 3 sino a un 10 % del consumo).
· Sale Aleatorio: sodio contenuto in farmaci (ad esempio come citrato di sodio, bicarbonato di sodio, cloruro di sodio). Potremmo inserire qui il sale contenuto nell’acqua minerale, che incide relativamente poco nel consumo giornaliero (per cui non vi è una reale necessità di ricorrere ad acque iposodiche per ridurre l’apporto totale di sodio).
Pertanto la maggiore attenzione va fatta per il sale discrezionale che aggiungiamo ai cibi come sale da cucina (preferire il sale integrale non raffinato) e nel riconoscere il sale nascosto nei preparati industriali: snack e patatine, affettati , formaggi stagionati, bibite ‘energetiche’ ai sali minerali,  pizza e cereali del mattino, pane,salse da tavola, dadi. Ricordiamo che anche gli alimenti dolci contengono sale”.
Alternative al condimento con sale…
“Si possono usare i seguenti condimenti salutari: succo di limone, aceto di mele, succo di sedano, piccole quantità di alghe in polvere, pomodori e altri ortaggi essiccati naturalmente, cipollotti e altre erbette o spezie non piccanti.
Se mangi cibi confezionati, cerca di controllare bene l’etichetta, e se vai al ristorante… in genere evita le salse, le zuppe e tutti i cibi troppo salati”.

venerdì 17 marzo 2017

Cibi acidificanti e alcalinizzanti: cosa scegliere?

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Cibi acidificanti e cibi alcalinizzanti. Quali alimenti scegliere al fine di riequilibrare il pH del nostro organismo?
Il funzionamento del nostro organismo si basa sul delicato rapporto acido/basico. Quando l'ambiente in cui vivono le nostre cellule diventa molto acido, questa acidità penetra all'interno delle cellule alterando il pH del nucleo e creando i presupposti per quell’insieme di malattie definite da degenerazione cellulare.
La comunità scientifica è sempre più orientata a considerare come principale causa dell'acidità eccessiva, l'assunzione di alimenti dall'azione particolarmente acidificante.
Altre importanti cause di acidificazione dell’organismo sono: lo stress, il fumo, l’assunzione di farmaci, la vita sedentaria, la disidratazione e il consumo di bevande alcoliche.
Gli alimenti con un importante contenuto di minerali alcalini, come sodio, potassio, calcio e magnesio, è probabile che esso risulterà alcalinizzante per il corpo. Tra gli alimenti considerati a maggior potere alcalinizzante troviamo l'uva (spesso alla base di diete disintossicanti), gli spinaci, il sedano, le carote, i fichi secchi, i cetrioli, i germogli di fagioli, la lattuga, i ravanelli, i cavolini di Bruxelless, i cavolfiori. E poi ancora lo zenzero, il peperoncino, il curry, la salvia, il rosmarino, i semi di finocchio e i semi di cumino, la quinoa, il miglio e l'amaranto.

In generale, sono ritenuti acidificanti quei cibi contenenti zucchero e lievito, gli alimenti fermentati, raffinati o fortemente trattati. La maggioranza dei cereali sono considerati acidificanti. Tra di essi troviamo farro, grano, orzo, avena, riso, segale, mais e loro derivati, compresa la pasta ed il pane. Vi son alcuni legumi considerati acidificanti, come ceci, fagioli bianchi e lenticchie. Sono alimenti acidificanti lo zucchero, il miele, le uova, i gamberetti, il merluzzo, il salmone, la carne di pollo, di maiale, di agnello, di manzo e di tacchino.
Vi sono poi alimenti comunemente considerati acidi, che in realtà sono in grado di provocare nell'organismo la formazione di sostanze basiche utili. E' ad esempio il caso di alcuni agrumi tra i quali troviamo limoni e pompelmi, i cui acidi vengono trasformati in carboidrati alcalini (basici) utili all'organismo. 

Come sapete non abbiamo mai preso posizioni estremiste rispetto alle scelte alimentari, ma abbiamo sempre cercato di andare a fondo alle informazioni che spesso più che orientare a scelte consapevoli, disorientano.
L’invito è a seguire un dieta che non elimina gli alimenti acidificanti dalla propria alimentazione, ma che punti alla ricerca di un equilibrio, in modo tale da poter evitare l'eccessiva formazione di acidi all'interno del nostro organismo.
Quando assumiamo un alimento acidificante assicuriamoci di accompagnarlo sempre con un altro alcalinizzante, quindi la regola è sempre la stessa: variare gli alimenti, consumare verdura e frutta soprattutto seguendo le stagioni e scegliere prodotti non raffinati.