lunedì 27 maggio 2019

Broccoli molto, molto più che buoni

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Che la categoria dei cavoli (crucifere) fosse un toccasana per la salute lo si conosce da tempo e anche noi a questo argomento abbiamo dedicato spazio, ma quel che c’è di nuovo è che un gruppo di ricercatori, guidati dallo scienziato italiano Pier Paolo Pandolfi, da tempo negli Usa, ha ora scoperto il perché di questo effetto protettivo. Si tratta di un molecola in grado di spegnere un gene, coinvolto nell'insorgenza di diversi tumori. Lo studio è pubblicato su 'Science'.

In pratica, la sostanza contenuta nei broccoli attiva un noto e potente gene oncosoppressore, Pten. Le cellule tumorali mostrano bassi livelli di questo gene: l'equipe ha dunque cercato di capire se, riportandolo a livelli normali, questo killer anti-cancro ritorna a svolgere la sua azione.
I ricercatori hanno dunque identificato le molecole e i composti che regolano l'attivazione e il funzionamento di Pten.
Ma questi broccoli bisogna anche saperli cuocere nel modo migliore affinché non perdano le proprie qualità nutrizionali. Lo conferma una ricerca condotta dal Linus Pauling Institute di Corvallis e pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, secondo cui i composti chimici alla base dell'azione antitumorale vengono assorbiti in maniera molto minore se il broccolo è cotto in maniera aggressiva o se vengono assunti attraverso degli integratori alimentari.
La cottura eccessiva infatti tende ad eliminare l'enzima mirosinasi, che è fondamentale per trasformare il principio attivo presente nei broccoli nei composti che poi svolgono la vera azione antitumorale.
 
Ecco alcuni suggerimenti: 
Quando si è in stagione è meglio preferire il prodotto fresco sempre che lo si consumi presto; altrimenti il prodotto surgelato può essere un’ottima alternativa. 
La cottura a vapore, poi, si conferma la più adatta per preservare il valore nutrizionale degli ortaggi freschi. 
Quella al microonde garantisce una buona ritenzione dei glucosinolati; 
la bollitura comporta le perdite maggiori, almeno per alcune delle sostanze fitochimiche valutate. Per minimizzare le perdite: usare il minor quantitativo possibile d’acqua e cuocere le verdure al dente.

lunedì 18 febbraio 2019

Pressione minima alta, preveniamola a tavola (seconda parte)

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Proseguiamo con il tema della pressione minima alta, abbiamo visto con il post della scorsa settimana che l'apporto di sale nella dieta comincia a essere pericoloso, per la salute dell'essere umano, quando supera i 6 gr di sale (equivalente ad un cucchiaino pieno raso) è bene quindi limitarne l’uso in cucina, ma questo non sempre è sufficiente, poiché, come abbiamo appunto già visto, il sale è contenuto in molte preparazioni e in cibi.
 


Quali altri alimenti consumare con moderazione?
Formaggi: alcuni tipi di formaggio sono ad alto contenuto di sodio, soprattutto quelli stagionati come il Grana, ma anche alcuni a pasta molle come il taleggio, quindi limitarne il consumo preferendo formaggi più delicati.
Insaccati e carni conservate: in questa categoria non è compresa solo la carne in scatole o gli affettati più comuni, ma anche il tonno in scatola, lo sgombro e tutti quegli insaccati affumicati conservati sotto vuoto. Particolare attenzione va fatta al prosciutto che è il salume con il più alto quantitativo di sale.
Sottaceti e sottolio: sono, ad esempio, cipolline, cetriolini, funghi, capperi, olive e così via. Non sono ovviamente i vegetali in sé ad essere salati, ma generalmente lo è il liquido con cui vengono conservati.
Snack salati e patatine fritte: crackers, patatine, pop corn ed altri snack salati sono decisamente da bandire se si soffre di pressione minima alta. Un’alternativa a questi alimenti potrebbe essere prepararli in casa dosando con cura l’aggiunta di sale, oppure sostituire il genere “snack” con della frutta secca o semi oleosi, ma rigorosamente al naturale. 
Dopo aver approfondito il tema dei cibi da consumare con moderazione o da evitare vediamo insieme gli alimenti che sono consigliati per la loro capacità di influire positivamente contribuendo ad abbassare la pressione del sangue. Si tratta principalmente dei cibi che contengono, buone quantità di magnesio e potassio. Questi due elementi abbassano in maniera naturale la pressione.
Frutta e verdura: chi soffre di pressione alta dovrebbe consumare abbondanti di frutta e verdura di stagione. Alimenti naturalmente ricchi di potassio e magnesio. In particolar modo le banane, l’aglio e la barbabietola.Tra i frutti oleosi al primo posto le noci.

Karcadè: un infuso di fiori di ibisco capace di abbassare in maniera naturale i livelli della pressione minima
Cioccolato fondente: consumato in modiche quantità, senza esagerare, il cioccolato fondente può aiutare ad abbassare la pressione sanguigna grazie al notevole contenuto di flavonoidi che contribuisce a mantenere dilatati i vasi sanguigni così da contribuire ad abbassare la pressione sanguigna.
Acidi grassi polinsaturi omega 3 che troviamo negli oli da condimento ricchi soprattutto l’olio di lino, l’olio di soia; nel pesce azzurro tra cui: alici, sardine, aringhe, tonno, sgombro; e nel salmone.
Yogurt: anche lo yogurt sembrerebbe avere, grazie ai suoi fermenti lattici, un ruolo attivo nel contribuirea tenere sotto controllo i valori della pressione del sangue.
Nella scelta delle carni, preferenza alle carni bianche.
Tutti i cerealivanno bene, sempre meglio se integrali, ma attenzione al sale aggiunto.
Acqua minerale povera di sodio
Suggerirei, a chi non lo avesse ancora fatto, di leggere il nostro post del 2017 “meno sale e vivi più a lungo”.

martedì 5 febbraio 2019

Pressione minima alta, preveniamola a tavola

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Nel post di oggi parliamo di Pressione arteriosa ed in particolar modo di pressione minima alta. La pressione massima, chiamata anche sistolica, corrisponde al momento in cui il cuore pompa il sangue nelle arterie. La pressione minima, diastolica, è la pressione nelle arterie quando il cuore si rilassa. 
Valori compresi tra 110 e 140 di massima e 70 e 90 di minima.
Di norma, la pressione minima alta rientra in un contesto di ipertensione, quindi in uno stato in cui anche la pressione sistolica è costantemente e oltremodo superiore alla norma.
Non è mia intenzione in questo post entrare nello specifico tema delle cause dell’ipertensione, mi limiterò a trattare i fattori di rischio che sono influenzabili dallo stile di vita (un accenno), e approfondirò soprattutto gli elementi correlati all’alimentazione.
Questi i fattori di rischio della pressione minima alta sono da considerarsi del tutto normali. Si parla di ipertensione invece quando uno di questi valori è superiore.
Se la pressione minima arriva a 100 mmHG entriamo nella zona di rischio, nella quale il cuore può essere gravemente compromesso.
Con la terminologia “pressione minima alta” i medici fanno riferimento a uno stato la cui peculiarità è una pressione diastolica a riposo particolarmente elevata, superiore a 90 mmHg.
Partiamo comunque dal presupposto che l’alimentazione corretta solo raramente può essere sufficiente da sola a tenere la pressione sotto controllo, ma di certo costituisce un ottimo coadiuvante ad una terapia farmacologica e/o ad uno stile di vita sano.




• Eccesso di sale nella dieta. L'apporto di sale nella dieta comincia a essere pericoloso, per la salute dell'essere umano, quando supera i 6 gr di sale (equivalente ad un cucchiaino pieno raso) pensiamo che per 100 grammi di pasta gli chef consigliano un litro d’acqua e 10 grammi di sale!
• Sedentarietà. Una vita particolarmente sedentaria è spesso associata a sovrappeso od obesità, ossia due dei principali fattori di rischio dell'ipertensione;
• Consumo regolare di grandi quantità di alcol.
• Fumo
• Stress
• Numero ridotto di ore dedicate al sonno notturno;
• Presenza di malattie croniche, come il diabete o anche specifiche patologie renali
Nei casi in cui la pressione alta è imputabile a fattori genetici o ereditari modificando l’alimentazione si riscontrano i miglioramenti più significativi. 
Il primo alimento nemico della nostra pressione è il sale, è bene quindi limitarne l’uso in cucina, ma questo non sempre è sufficiente, poiché il sale è contenuto in molte preparazioni e in cibi dove non avremmo mai pensato potesse esserci. 
Prodotti surgelati precotti: anche se possono sembrare la soluzione quando si ha poco tempo, occorre tener presente che il quantitativo di sale presente in queste preparazioni a volte raggiunge  i 1800 mg per porzione, un quantitativo esageratamente alto. La soluzione ideale, se non si vuole rinunciare alla comodità dei prodotti surgelati è quella di congelare porzioni di pietanze preparate in casa, magari in grosse quantità, così da essere pronti in caso di emergenza.
Un aiuto in cucina quando si vuole ridurre il consumo di sale è quello di aggiungere le erbe aromatiche, una soluzione che inganna il palato. Usando le erbe aromatiche e le spezie, si riduce il consumo di sale e al tempo stesso erbe aromatiche e spezie hanno proprietà tali da abbassare la pressione minima: origano, rosmarino, pepe nero, paprica, aglio, finocchio, timo, basilico, dragoncello.
Evitare le salse già pronte: tipo maionese, ketchup, senape o salsa di soia. Sono queste tutte preparazioni con un elevato contenuto di sodio, molto meglio preparare delle salse in casa in modo da poter regolare il sale in base alle necessità.
Potrete leggere la seconda parte del post la prossima settimana

venerdì 23 novembre 2018

Ma quando è troppo, è troppo!

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Quando pensi di avere una sana alimentazione e ti ritrovi in Pronto Soccorso,  mentre sei pronto a partire per un viaggio, con un blocco intestinale ed esci dall’ospedale senza 40 cm di intestino, ti chiedi cosa c’è che non ha funzionato. A maggior ragione quando scopri che la ragione del grave rischio corso è una alimentazione troppo ricca di fibre.
Ma che tpo di strana alimentazione hai? Mangi solo verdure e cereali? Mi dice il chirurgo dopo intervento, confermandomi che il blocco era dovuto ad eccessivo accumulo di fibre. 
Di solito l'accumulo di fibra alimentare è la conseguenza dell’utilizzo eccessivo  di integratori e prodotti concentrati (non era proprio il mio caso).
Una cosa che non sempre si valuta adeguatamente e che mi sembra utile condividere, è il rischio che comporta l’introduzione di molte fibre senza contemporaneamente bere una quantità adeguata di acqua.
Il tratto digestivo richiede molti liquidi per trasportare il contenuto lungo tutto il percorso e, se non sono sufficienti, l’intestino non sarà in grado di lavorare in maniera adeguata, con il risultato di generare stipsi o anche arrivare al blocco. Intestinale, che rappresenta l’effetto collaterale peggiore che potrebbe capitare come conseguenza del consumo eccessivo di  fibre (ho scoperto che questo tipo di blocco si chiama fitoazoar).
Avviene solo nel caso di un eccessivo consumo di fibre accompagnato da troppo poca acqua o liquidi, e in concomitanza di alcuni altri fattori quali la presenza di aderenze o briglie cicatriziali, anse intestinali dilatate, diverticoli, ecc.


Non ho nessuna competenza per trattare questi temi da un punto di vista scientifico, ma mi sembra utile portare la mia esperienza per invitare quanti si sono avvicinati ad uno stile di vita che insieme all’attività fisica, privilegia una alimentazione basata su cereali integrali, legumi, semi oleaginosi, verdura e frutta, pesce e carni bianche, a non pensare che una volta fatta questa scelta scelta salutare il gioco è fatto, e la salute è garantita.
C’è una terza abilità che serve coltivare, la consapevolezza di sé, del proprio corpo e delle proprie emozioni, della propria unicità, non rinunciare a pensare con la propria testa per  assumerci ogni giorno la responsabilità delle nostre scelte, che deve tener conto di come ognuno di noi è diverso  e unico.  
Scrive Giulia Enders (L’intestino felice, Sonzogno) che l’intestino, questo  lungo tubo all’interno del quale il cibo viene demolito e assimilato, è l’organo meno conosciuto del nostro corpo. 
In realtà è la sede della parte più importante del sistema immunitario. Un organo che produce molti ormoni. Un secondo cervello, che riceve e manda informazioni a quello collocato nella scatola cranica, influenzandone il funzionamento. E’ la dimora della maggior parte dei batteri che convivono con il nostro organismo. 
Ognuna di queste definizioni dell’intestino contiene una parte di verità. Ma solo riunendole iniziamo a intravedere la complessità di quest’organo e il suo ruolo centrale nel mantenimento del benessere e della salute. 
Silvio 



lunedì 8 ottobre 2018

Ottobre, cresce la voglia di funghi, ma fanno tutti bene?

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Ricominciamo a postare, dopo la lunga pausa estiva, approfondendo la conoscenza di un alimento che per alcuni è una vera passione: i funghi!



Fanno bene, fanno male, allungano la vita, assorbono radioattività, meglio quelli italiani o quelli giapponesi…insomma vediamo di capire cosa è meglio scegliere.
funghi sono organismi ben distinti dai vegetali, per morfologia, vita vegetativa, proprietà e riproduzione, costituendo infatti un regno a sé stante. Tuttavia, sia perché presentano diversi aspetti nutrizionali in comune con gli ortaggi, sia per l’uso che se ne fa nella comune alimentazione, vengono spesso considerati alimenti di origine vegetale.
I funghi contengono soprattutto acqua, circa il 90% del peso, e sono ricchi di fibra alimentare. I valori nutrizionali dipendono dalla tipologia consumata (porcini, champignon, pioppini, pleurotus ecc.), tuttavia è possibile stimare una media delle calorie e dei macronutrienti contenuti in 100 grammi: solo 27 calorie.
I funghi freschi contengono pochi grassi 0,2% e carboidrati, 0.8%, mentre contengono una discreta concentrazione di proteine, il 3.7% del peso. Queste ultime hanno un ottimo valore biologico, ossia sono ricche di amminoacidi essenziali. 
Per quanto riguarda i sali minerali: selenio, calcio, fosforo, magnesio, ferro e potassio
La buona concentrazione di potassio, a dispetto della minima quantità di sodio, rende i funghi naturalmente diuretici.
Utili nel prevenire e contrastare l’anemiae i suoi sintomi fastidiosi quali debolezza, mal di testa e problemi digestivi, grazie al buon contenuto di ferro.
I funghi freschi sono anche una buona fonte di vitamine: hanno una discreta concentrazione di vitamine del gruppo B, in particolare di tiamina. Buono è anche l’apporto di vitaminaA, C e D.
Inoltre, i funghi contengono insulina naturale ed enzimi che aiutano l’organismo a scomporre gli zuccheri e l’amido contenuti negli alimenti.
Purtroppo sono alimenti poco digeribili, soprattutto perché contengono micosina: una proteina che non è assimilabile dal nostro organismo.
I funghi sono considerati un sostegno per il sistema immunitario, esplicando importanti proprietà antibatteriche. Nello specifico sono i polisaccaridi che i funghi contengono, ad assicurare un riequilibrio del sistema immunitario, sia quando questo è iperstimolato da allergie o infiammazioni, sia in condizioni di infezioni croniche. L’azione immunostimolante è potenziata anche dalla presenza di selenio, in grado di stimolare la produzione di citochine da parte dei leucociti, responsabili, nello specifico, della risposta immunitaria alle infezioni. Ricordiamo tra l’altro che il selenio è un antiossidante ed è benefico anche per capelli, unghie e denti.
Lo Shiitake (Lentinus Edodes) è una qualità di fungo che proviene dall’Estremo Oriente, già diffuso nell’antica Cina prima ancora dello sviluppo della coltivazione del riso e da centinaia di anni parte integrante della dieta in Giappone. E’ conosciuto anche come fungo cinese o fungo giapponese
Ai funghi Shiitake vengono attribuite particolari proprietà stimolanti delle difese immunitarie dell’organismo, attivo soprattutto contro agenti batterici e virali ed associate anche proprietà epatoprotettive (protettrici del fegato). Questi funghi sarebbero anche in grado di contribuire ad abbassare il colesterolo.
Secondo Georges Halpern, - scienziato impegnato nella ricerca relativa alle proprietà curative dei funghi - i funghi Shiitake sarebbero in grado di aiutare il nostro organismo con un’azione antitumorale, antinfiammatoria e antibatterica. Contribuirebbero anche a tenere sotto controllo i sintomi dell’Alzheimer, a innalzare il livello del sistema immunitario e a disintossicare il fegato. 

Ed ora approfondiamo la questione FUNGHI E RADIOATTIVITA’
ARPA Lombardia:
Gli ambienti boschivi, tendenzialmente indisturbati, tendono a trattenere in maniera più pronunciata i radionuclidi artificiali delle ricadute radioattive del passato. Alcuni organismi in particolare, come i funghi e i muschi, fissano stabilmente i radionuclidi e sono efficaci bioindicatori ambientali. 
I funghi spontanei
I funghi sono considerati utili bioindicatori della radioattività ambientale poiché sono in grado di assorbire e trattenere il cesio presente nel terreno; questa loro peculiarità fa sì che la concentrazione media di cesio 137 nei funghi sia superiore a quella di tutti gli altri prodotti alimentari, con variazioni che dipendono sia dalla specie che dal luogo di prelievo. Vengono analizzate unicamente specie commestibili (porcini, gallinacci, mazze di tamburo, chiodini ecc). 
Il monitoraggio dell’ambiente selvatico viene condotto sia per i prodotti spontanei commestibili (bacche, funghi) che per i marcatori ambientali (muschi). Per quanto riguarda i prodotti spontanei ad uso alimentare, le misure condotte indicano che una quantità trascurabile di cesio 137 è contenuta nelle bacche selvatiche; più rilevanti sono le concentrazioni misurate nei funghi anche se la maggior parte dei valori rilevati sono risultati inferiori al livello indicato nella Raccomandazione Europea 2003/274.


sabato 26 maggio 2018

Microbioma che fa miracoli…vedere per credere!

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Ho recentemente letto su Huffpost che a Londra un medico il dr. Michael Mosley al Science Museum ha compiuto un esperimenteo su se stesso, ovvero ha guardato insieme al pubblico cosa succedeva nel suo intestino, grazie ad una piccolissima telecamera della dimensione di una capsula ingerita dopo essere stato per un paio di giorni a digiuno.


Con questa tecnologia, il dr Mosley e il pubblico intervenuto hanno seguito tutto il percorso del cibo in diretta. La telecamera scattava 16 immagini al secondo e tramite il suo telefono e poi veniva proiettato su un grande schermo cosi che tutti sono riusciti a vedere in tempo reale.

Anche Mosley, come Ippocrate, sostiene che qualsiasi malattia abbia origine dall'intestino e che solo studiandolo e nutrendolo al meglio possiamo migliorare il nostro stato di salute. Migliorando lo stato di salute del nostro intestino possiamo migliorare il sistema immunitario, migliorare il sonno e sembrerebbe anche l'umore.
Ovviamente non voglio entrare troppo nei dettagli di questo esperimento, ma solo prenderne spunto per sottolineare ancora una volta quanto importante sia prenderci cura del nostro intestino.


E come possiamo fare?
Ci sono dei cibi che nutrono il nostro intestino come l'olio d'oliva, il pesce grasso, la carne, il cacao e ovviamente la frutta e la verdura. Mangiare più frutta e verdura significa assumere una maggiore quantità di fibra. Nella dieta tipica occidentale ne assumiamo normalmente meno della metà della dose giornaliera raccomandata. 
Inoltre aumentare il consumo di yogurt, molto meglio se fatto in casa che non va assolutamente zuccherato. 
Gli zuccheri, compreso il miele, sono nemici del nostro intestino. Meglio aggiungere frutta fresca. 
Bastano quattro settimane per ricostruire il microbioma.

lunedì 14 maggio 2018

Cibi di primavera, alleati della nostra pelle

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In queste settimane di attesa del caldo estivo facciamo il pieno di sali minerali e vitamine che ci offre la natura attraverso cibi belli, colorati e sani. Vi propongo oggi alcuni cibi particolarmente indicati per la salute della nostra pelle… che troppo spesso trascuriamo. 


Combattiamo le macchie con Fragole, Arance e kiwifrutti che hanno in comune il contenuto di vitamina C. In primavera la vitamina C non può proprio mancare: all’inizio della stagione la natura ci regala ancora arance e kiwi; verso fine stagione trionfano invece le fragole. Bastano 5 fragole per assumere la stessa quantità di vitamina C di un’arancia. La Vit C stimola la formazione del collagene e quindi aiuta la pelle a rimanere elastica. Con la primavera iniziano anche la belle giornate, il  giorno è più lungo e il sole diventa via via più intenso. La vitamina C ci aiuterà a prevenire la formazione di macchie scure.Anche le banane in aiuto della nostra pelle e dei capelli
Le banane contengono vari aminoacidi, vitamine e minerali che contribuiscono a rendere la pelle luminosa. In particolare, sono ricche di potassio e vitamine del gruppo B. Il potassio è un minerale che svolge un’azione benefica nei confronti della cute perché favorisce la diuresi e perciò è utilissimo nel prevenire e contrastare la ritenzione idrica e di conseguenza anche la cellulite.Vi consiglio un frullato di kiwi, fragole, banana e zenzero…tutto sano e buonissimo.
Le vitamine B contenute nelle banane sono invece validi alleati dei capelli. Questo frutto aiuta a mantenere i capelli sani anche perché contiene silicio, un minerale capace di mantenere intatta la struttura della cheratina (cioè la proteina principale dei capelli che rende la chioma forte e sana) e stimolare la produzione di collagene. Ciò vuol dire che anche le banane contribuiscono a mantenere elastica la cute.Possiamo ritrovare il silicio non solo nelle banane ma anche nelle patate e nei cereali. 

Scegliamo patate arricchite di selenio
La primavera è il periodo delle patate novelle. Le patate da scegliere sono quelle arricchite da selenio, cioè coltivate in terreni dove c’è un’alta concentrazione di questo minerale. Per riconoscerle basterà leggere l’etichetta. Il selenio è un minerale molto importante per il nostro organismo che deve essere assunto principalmente tramite gli alimenti. Questo minerale protegge i tessuti dallo stress ossidativo: il nostro corpo produce un antiossidante chiamato glutatione perossidasi, questo antiossidante serve a proteggerci dall’azione dei radicali liberi, cosi la nostra pelle sarà protetta dai fenomeni dell’invecchiamento.
Possiamo trovare il selenio anche nella carne di pollo, in alcuni pesci (come tonno e sardine), nei cereali integrali, nella frutta secca (in particolare nelle noci, a loro volta ricche di un’altra sostanza preziosa: la vitamina E).


Contrastiamo l’acne con il pesce azzurro
Le spigole ad esempio, di cui i nostri mari sono ricchi proprio in questa stagione, hanno pochissime calorie e moltissime proprietà benefiche, fanno bene alla pelle. Esse sono ricche di potassio e di acidi grassi omega 3. Gli omega 3 prevengono i danni alle cellule cutanee. In caso di acne, per esempio, mangiare le spigole (o comunque pesce azzurro) aiuta a sfiammare la cute. Gli acidi grassi omega 3 servono anche a mantenere la struttura di sostegno della pelle: cioè l’intreccio di fibre elastiche e collagene che distendono la cute.